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Il Gioco della Bottiglia


di Membro VIP di Annunci69.it Lucienk
16.05.2026    |    1.460    |    1 9.4
"Senza il reggiseno sotto il vestito che ormai era aperto, i suoi seni tondi ballarono leggermente, attirando gli sguardi di tutti gli uomini..."

​La cena era stata un successo. Eravamo cinque coppie affiatate, amici di vecchia data, riuniti nel grande salone della villa di Marco e Silvia. I piatti della tradizione ligure erano ormai vuoti, i calici ancora sporchi di un ottimo Pigato locale e l'atmosfera era rilassata, scandita dalle risate e dalle chiacchiere che si facevano sempre più confidenziali. Fuori, la notte era calda, ma all'interno l'aria condizionata manteneva la temperatura perfetta, o almeno così credebamo prima che la serata prendesse una piega del tutto inaspettata.
​«E se facessimo un gioco? Tanto per non affrontare il solito discorso sulla politica o sul lavoro», propose Elena, sistemandosi sul grande divano a ferro di cavallo che dominava il centro della stanza.
​«Che tipo di gioco?», chiese Roberto ridendo, accendendo un sigaro e versandosi l'ultimo goccio di amaro.
​«Qualcosa di classico, ma con un tocco nostro. Il gioco della bottiglia. Verità o penitenza. Chi viene puntato deve scegliere, e le penitenze le decide il gruppo», rispose Silvia, gli occhi che già brillavano di una luce maliziosa mentre svuotava una bottiglia di spumante vuota e la posava sul grande tavolo basso di cristallo, proprio al centro dei divani.
​Ci sistemammo in cerchio, disposti in modo che le coppie fossero mescolate. C'eravamo io e la mia compagna, i padroni di casa Marco e Silvia, Roberto con la sua bellissima moglie Chiara, i giovani della compagnia Alessandro e Giulia, e infine l'enigmatica coppia formata da Davide ed Elena. Dieci persone, pfiuomini e cinque donne, pronti a sfidarsi.
​Marco diede il primo strattone alla bottiglia. Il vetro girò velocemente sul cristallo, producendo un suono ritmico che catalizzò l'attenzione di tutti, finché il collo non rallentò, fermandosi proprio davanti a Chiara.
​«Allora, Chiara... verità o penitenza?», chiese Marco, sporgendosi in avanti con un sorriso complice.
​Chiara, una bionda mozzafiato con un vestito estivo scollato, guardò il marito Roberto, che le fece un cenno di assenso con il capo, divertito. «Penitenza».
​Il gruppo parlottò per qualche secondo, finché Silvia non prese la parola: «Bene, visto che siamo tra amici, la prima penitenza è leggera. Devi sederti sulle ginocchia di Alessandro per i primi due giri del gioco, e lui può tenerti le mani sui fianchi».
​Un coro di approvazione si sollevò nella stanza. Chiara arrossì leggermente, ma con eleganza si alzò dal suo posto, camminò con i suoi tacchi leggeri fino ad Alessandro e si accomodò sulle sue gambe. Alessandro, incrociando lo sguardo della sua fidanzata Giulia, che rideva divertita, appoggiò le mani sui fianchi scoperti di Chiara. Fu in quel momento che percepimmo tutti il primo, sottile cambio di tensione nell'aria. Il contatto fisico, seppur innocente, aveva introdotto una nota elettrica nella stanza.
​Toccò a Chiara far girare la bottiglia dal suo nuovo posto. Il collo di vetro ruotò rapido e si fermò puntando dritto verso la mia compagna.
​«Penitenza anche per me», anticipò lei, prima ancora che potessimo chiederlo, accendendosi con la sfida.
​Questa volta fu Roberto a lanciare l'idea, lo sguardo reso più audace dal secondo bicchiere di amaro: «Visto che siamo in tema di contatti... devi andare da Davide, slacciargli i primi tre bottoni della camicia e dargli un bacio sul collo, un bacio vero, che duri almeno dieci secondi».
​Il silenzio scese per un attimo, carico di aspettativa. La mia compagna mi guardò, le sue labbra carnose si incurvarono in un sorriso provocante che conoscevo fin troppo bene. Si alzò dal divano, muovendosi con sensualità, e si diresse verso Davide. Si chinò su di lui, lasciando che il profumo della sua pelle lo avvolgesse. Con dita lente e deliberate, gli slacciò i bottoni della camicia sul petto, esponendo la pelle nuda. Poi, appoggiò le labbra sul suo collo.
​Potevamo sentire il respiro di Davide farsi più pesante mentre lei premeva la bocca calda contro la sua pelle, lasciando che il bacio si prolungasse ben oltre i dieci secondi richiesti, con un calore che fece sobbalzare Elena, la moglie di Davide, che assisteva alla scena con le dita che stringevano il bordo del proprio bicchiere. Quando la mia compagna tornò a sedersi accanto a me, i suoi occhi ardevano. Mi passò una mano sulla coscia, stringendo con forza.
​La bottiglia fu rimessa al centro. La mia compagna la fece girare con un colpo deciso dell'indice, facendola sibilare sul cristallo. La tensione nel salone era visibilmente aumentata: le camicie erano sbottonate, Chiara era ancora seduta sulle gambe di Alessandro e le dita di quest'ultimo si erano fatte più audaci sui suoi fianchi, stringendo con più decisione la stoffa leggera del suo abito.
​Il collo di vetro rallentò la sua corsa, oscillò per qualche istante e arrestò la punta dritta verso Giulia, la fidanzata di Alessandro.
​«Penitenza», disse Giulia, sfidando il cerchio con uno sguardo malizioso e passandosi la lingua sulle labbra.
​Elena si sporse in avanti sul divano, con gli occhi che le brillavano per i calici di Pigato e l'eccitazione che ormai serpeggiava tra tutti noi. «Bene, visto che gli uomini hanno già avuto la loro parte... adesso tocca alle donne. Giulia, devi scegliere una delle ragazze e darle un bacio vero in bocca, con la lingua, per almeno dieci secondi».
​Un mormorio eccitato corse tra i cinque uomini della stanza. Roberto si sistemò meglio sul divano, senza staccare gli occhi dalla scena, mentre Alessandro guardava la sua fidanzata con il respiro che iniziava a farsi corto.
​Giulia non esitò. I suoi occhi scansionarono le presenti e si fermarono su Silvia, la padrona di casa. Si alzò dal divano, muovendosi a piedi scalzi sul tappeto pregiato, e si diresse verso di lei. Silvia si sollevò leggermente sulle ginocchia per andarle incontro, con il seno che premeva contro la scollatura dell'abito.
​Quando le due donne si trovarono a pochi centimetri, Giulia afferrò il viso di Silvia con entrambe le mani, affondando le dita nei suoi capelli. Le loro labbra si unirono in un bacio caldo e umido. Le bocche si spalancarono subito, voraci, e potemmo chiaramente sentire il rumore lascivo delle loro lingue che si cercavano e si intrecciavano con foga.
​«Mmm... sììì... sììì così...», sussurrò una delle due a fior di labbra nel mezzo del contatto.
​I dieci secondi passarono quasi subito, ma nessuna delle due accennava a staccarsi. Silvia emise un piccolo gemito soffocato nella bocca di Giulia, stringendole i fianchi con le mani e tirandola più vicina, mentre i mariti, Marco e Alessandro, guardavano la scena con i membri che ormai spingevano duramente contro i pantaloni, eccitati all'inverosimile da quello spettacolo di pura lussuria femminile.
​Quando finalmente si separarono, un filo sottile di saliva univa ancora le loro labbra accese e lucide. Giulia tornò al suo posto, con il respiro affannato e gli occhi lucidi, mentre Silvia si passò l'indice sulla bocca, guardando il gruppo con aria di sfida.
​La bottiglia venne rimessa al centro. Fu Silvia a darle un colpo secco, facendola ruotare vorticosamente sul tavolo di cristallo. L'eccitazione nel salone era ormai palpabile e densa; i respiri degli uomini erano pesanti, gli sguardi delle donne fissi sul vetro che girava. Ormai l'atmosfera da salotto era svanita, lasciando spazio a un'elettricità primitiva.
​Il collo di vetro rallentò la sua corsa e si fermò puntando dritto verso Roberto.
​«Penitenza», disse con la voce resa roca dall'eccitazione, mentre si sbottonava completamente la camicia, esponendo il petto nudo.
​Marco, cogliendo al volo il cambio di ritmo del gioco, si sporse in avanti sul divano: «Bene, Roberto. Visto che la temperatura sta salendo, passiamo ai vestiti. La tua penitenza è scegliere una donna che non sia tua moglie, andare da lei e farti sfilare un indumento a tua scelta... usando solo i denti».
​Un coro di incitamenti accese la stanza. Roberto si alzò, lo sguardo lucido che scansionava le donne, finché non si fermò sulla mia compagna. Lei, per tutta risposta, accavallò le gambe con un fruscio sensuale, sfidandolo con gli occhi. Roberto si avvicinò a lei, si mise in ginocchio sul tappeto e tese le braccia dietro la schiena per far capire che non avrebbe usato le mani.
​Si chinò lentamente su di lei. La mia compagna indossava un paio di sandali con listini di pelle nera annodati alla caviglia. Roberto appoggiò la bocca calda sulla sua pelle nuda, afferrò con i denti il nodo del primo sandalo e iniziò a tirare con movimenti lenti, sfiorando continuamente la caviglia con le labbra e con la lingua. La mia compagna avvertì un piccolo brivido, stringendo le dita sul divano. Con pazienza, Roberto sciolse i lacci e, sempre usando solo i denti, le sfilò completamente la calzatura, lasciandola cadere sul pavimento.
​Toccò a Roberto far girare di nuovo la bottiglia. Il vetro girò rapido e si fermò puntando dritto verso Elena, la moglie di Davide. Elena indossava un tubino nero aderente che metteva in risalto le sue forme generose.
​«Penitenza», disse con voce ferma e decisa, guardando fisso Alessandro.
​Fu la mia compagna a lanciare la sfida, decisa a far crollare definitivamente ogni barriera: «Elena, visto che siamo passati ai vestiti... devi toglierti il tubino. Adesso. Devi restare solo in biancheria intima davanti a tutti noi per il resto del gioco».
​Il silenzio cadde sul salone. Davide, il marito di Elena, mandò giù un altro sorso di amaro, lo sguardo fisso sul corpo della moglie, visibilmente eccitado dall'idea di vederla spogliare davanti agli amici.
​Elena si alzò in piedi al centro del salone, sotto le luci soffuse. Con movimenti lenti, portò le mani dietro la schiena e abbassò la zip del vestito. Fece scivolare le spalline lungo le braccia e il tubino nero cadde a terra, rivelando il suo corpo mozzafiato: indossava un completo intimo di pizzo rosso fuoco, che stringeva i fianchi generosi e sosteneva a fatica un seno prosperoso, con i capezzoli che già spingevano contro la stoffa leggera. Elena tornò a sedersi sul divano, accavallando le gambe.
​La bottiglia fu rimessa al centro del tavolo da Elena, che la fece girare con un colpo secco delle dita. Il vetro ruotò rapido sul cristallo, finché il collo della bottiglia non rallentò, oscillò per qualche secondo e si fermò puntando dritto verso Giulia.
​«Allora, Giulia... verità o penitenza?», chiese Elena con un sorriso malizioso.
​«Penitenza, assolutamente», rispose Giulia senza un attimo di esitazione.
​Elena si sporse in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia per mettere ancora più in mostra il seno prorompente: «Bene. Visto che siamo in tema di vestiti, la tua penitenza è questa: devi andare da Roberto, sederti a cavalcioni su di lui e lasciarti sganciare il reggiseno da sotto il vestito. Poi dovrai sfilarlo e lasciarlo sul tavolo, restando a seno nudo sotto l'abito per il resto del gioco».
​Un fremito corse tra i divani. Alessandro mandò giù un sorso di vino, lo sguardo fisso sulla sua ragazza, visibilmente eccitato. Roberto si sistemò sul divano, allargando le gambe per farle spazio, con il petto nudo e il respiro già corto.
​Giulia si alzò, muovendosi con sensualità felina. Raggiunse Roberto e, con un movimento fluido, si mise a cavalcioni sulle sue cosce, premendo il bacino contro il suo membro che già spingeva visibilmente sotto i pantaloni. Roberto fece scivolare le mani sotto la stoffa dell'abito di Giulia, risalendo lungo la schiena nuda fino a trovare il gancio dell'intimo. Con dita esperte lo aprì, facendo emettere a Giulia un piccolo sospiro eccitato.
​Giulia fece scivolare le spalline da sotto il vestito e, con una mossa maliziosa del busto, sfilò il reggiseno di pizzo nero, gettandolo sul tavolo di cristallo proprio accanto alla bottiglia. Sotto il tessuto leggero dell'abito, la forma tonda dei suoi seni e la punta dei capezzoli turgidi erano ormai completamente visibili a ogni suo respiro.
​Toccò a Giulia far girare di nuovo la bottiglia. Il vetro girò velocemente e andò a puntare dritto verso Marco, il padrone di casa.
​«Tocca a te, Marco. Verità o penitenza?», chiese Giulia dal suo posto sulle gambe di Roberto.
​«Penitenza», rispose Marco con un sorriso spavaldo, mentre la moglie Silvia lo guardava con occhi carichi di lussuria.
​Fu la mia compagna a chiedere la penitenza, decisa a far crollare l'ultimo briciolo di pudore degli uomini: «Marco, la tua penitenza è legata ai vestiti. Devi alzarti, metterti al centro della stanza e toglierti i pantaloni e i boxer. Devi restare completamente nudo dalla vita in giù davanti a tutte noi, mostrando chiaramente quanto sei eccitato dal nostro gioco».
​Il salone piombò in un silenzio assoluto. Marco non se lo fece ripetere due volte. Si alzò dal divano, andò al centro del tappeto e, senza alcuna timidezza, sbottonò i pantaloni. Li fece scivolare a terra insieme ai boxer neri, rivelando le gambe e la sua virilità turgida, rigida e prepotente, che puntava dritta in avanti, lucida di eccitazione.
​Le donne lo fissarono senza nascondere il proprio desiderio; Silvia si passò la lingua sulle labbra vedendo il marito così sfrontato davanti alle amiche, mentre Elena e Chiara scambiarono uno sguardo complice, ormai completamente sopraffatte dall'atmosfera pornografica che si era creata nel salone.
​A quel punto, Marco – ancora completamente nudo dalla vita in giù, con la sua virilità turgida e fiera che puntava dritta in avanti al centro del salone – si chinò sul tavolo di cristallo e diede un colpo secco alla bottiglia. Il vetro girò rapidissimo, mentre tutti gli sguardi passavano dal membro eretto di Marco alla punta della bottiglia.
​Il collo di vetro rallentò la sua corsa, oscillò sul cristallo e andò a fermarsi puntando dritto verso la mia compagna.
​«Penitenza, ovviamente!», esclamò lei con gli occhi lucidi, passandosi la lingua sulle labbra carnose mentre mi stringeva la coscia con le dita.
​Silvia, la padrona di casa, si sporse in avanti sul divano. Aveva ancora le labbra lucide dal bacio selvaggio scambiato prima con Giulia e lo sguardo carico di una malizia incontenibile. Guardò la mia compagna e poi fissò Roberto, che era ancora seduto sul divano con la camicia completamente spalancata e Giulia a cavalcioni sulle sue gambe, senza reggiseno sotto il vestito leggero.
​«Bene», disse Silvia con una voce calda e graffiante. «Visto che i vestiti stanno scomparendo e i freni sono saltati, la tua penitenza è questa: devi alzarti, andare davanti a Roberto, tirargli giù i pantaloni e i boxer e prendergli l'uccello in mano. Devi masturbarlo con forza davanti a tutti noi, guardando tuo marito negli occhi, finché non gocciola di pre-sperma sul tappeto».
​Un grugnito di pura eccitazione maschile corse tra i divani. Roberto allargò ancora di più le gambe, mentre Giulia, sopra di lui, si spostò leggermente di lato sul fianco della sedia per fare spazio, ansimando visibilmente e strofinando il suo seno nudo contro la spalla di lui. Davide ed Elena guardavano la scena con il respiro mozzafiato, ormai completamente travolti dalla piega pornografica della serata.
​La mia compagna non si fece pregare. Si alzò dal divano con movimenti lenti e felini, lasciando che lo spacco del suo abito rivelasse le gambe nude. Raggiunse Roberto e si inginocchiò sul tappeto tra le sue cosce. Con dita decise e veloci, gli sbottonò i pantaloni e afferrò l'elastico dei boxer, tirando tutto giù.
​La virilità di Roberto scattò in avanti, liberata, durissima, venata e già lucida sulla cappella bollente. La mia compagna la avvolse immediatamente con la mano destra, stringendo la carne calda con una presa salda e lubrificata dalla saliva che si era passata sulle dita. Iniziò a muovere la mano su e giù con un ritmo regolare e vizioso, facendo risuonare nel salone lo schiocco umido della pelle contro la pelle. Mentre lo faceva, girò la testa verso di me, piantando i suoi occhi nei miei con uno sguardo carico di una depravazione assoluta, perversa, che mi fece saltare il cuore nel petto.
​«Mmm... sì... così», gemette Roberto a testa alta, stringendo i pugni sul divano mentre il bacino assecondava i colpi rapidi della mano della mia compagna. Dopo pochi secondi di quella stretta travolgente, una goccia densa e trasparente di pre-sperma scomparve sul foro della sua cappella, colando lungo il fusto rigido.
​La mia compagna lasciò andare il membro viscido di Roberto con un ultimo, lento sfregamento, lasciandolo lì, nudo e pulsante sul divano. Si rialzò pulendosi le dita con un fazzoletto, con gli occhi che le bruciavano di lussuria, e tornò a sedersi accanto a me, stringendomi subito il cazzo da sopra i pantaloni.
​A quel punto, l'eccitazione nel salone era arrivata a un livello di non ritorno. Nessuno aveva più voglia di rivestirsi o di fingere pudore. Nel giro di pochi minuti, come contagiati da una febbre improvvisa, anche tutti gli altri si liberarono degli abiti superflui. Le donne rimasero solo con i loro completini intimi di pizzo, i seni che spingevano liberi e i perizomi che esaltavano i fondoschiena bagnati di sudore; gli uomini restarono tutti in boxer, con i membri visibilmente turgidi che deformavano la stoffa, tranne Marco che continuava a esibire con orgoglio la sua totale nudità.
​Roberto, con il respiro ancora affannato per la masturbazione, afferrò la bottiglia di vetro. I suoi occhi scansionarono il cerchio di corpi spogliati, lucidi e pronti a tutto.
​«Ok, sentite questa», disse Roberto, facendo oscillare il vetro sul cristallo prima di farlo girare. «Facciamo l'ultimo giro, ma con la penitenza definitiva. Ci state? Se la bottiglia punta un uomo, questo dovrà scegliere una donna che non sia sua moglie. Viceversa, se esce una donna, dovrà scegliere un uomo che non sia il suo compagno».
​Un silenzio carico di elettricità pura, quasi animalesca, scese nel salone. Le cinque coppie si guardarono, i respiri pesanti che si incrociavano nell'aria calda della stanza.
​«Mmm... okay, ci stiamo... ma cosa si deve fare esattamente con la persona che si sceglie?», chiese Giulia, sporgendosi in avanti. Senza il reggiseno sotto il vestito che ormai era aperto, i suoi seni tondi ballarono leggermente, attirando gli sguardi di tutti gli uomini.
​Fu Marco a rispondere, con un sorriso sfrontato e la voce ridotta a un grugnito rauco per l'eccitazione: «Beh, semplice... per il resto della serata sarete una coppia al cento per cento. In tutto e per tutto. Sesso selvaggio e senza freni, qui sul tappeto o dove volete, finché non veniamo tutti. Ci state?».
​«Sì... ci sto!», esclamò la mia compagna, dando il via libera definitivo. Un coro di «Sì», «Cazzo sì» e gemiti d'approvazione si sollevò dalle cinque coppie, mentre i mariti e le mogli si scambiavano gli ultimi sguardi di pura complicità perversa.
​Roberto diede lo strattone definitivo. La bottiglia girò come un fulmine sul cristallo, sibilando tra i calici vuoti. Il salone sembrava trattenere il fiato, mentre i dieci corpi in intimo si protendevano in avanti, pronti a scoprire chi avrebbe dato inizio all'orgia selvaggia.
​La bottiglia rallentò la sua corsa sul cristallo, producendo un ultimo attrito leggero prima di arrestarsi del tutto. Il collo di vetro andò a puntare dritto, senza ombra di dubbio, verso una donna: Elena.
​Seduta sul divano nel suo completino di pizzo rosso fuoco, con il seno prorompente che si alzava e si abbassava ritmicamente per l'eccitazione, Elena si passò una mano tra i capelli castani. Uno sguardo di pura perversione le illuminò gli occhi scuri. Suo marito Davide, seduto poco distante in boxer, la fissò con il membro che spingeva duramente contro la stoffa, eccitato all'inverosimile dall'idea di vedere la sua donna presa da un altro.
​«Tocca a me», sussurrò Elena, con una voce calda e carica di lussuria.
​Non ci pensò nemmeno un secondo. Il suo sguardo scansionò gli uomini del cerchio e si piantò dritto su di me. Si alzò in piedi, offrendo a tutti la vista del suo fondoschiena perfetto incorniciato dal perizoma rosso, e camminò con passo felino sul tappeto pregiato fino a fermarsi esattamente davanti alle mie gambe. Mi guardò dall'alto, poi si voltò un istante verso la mia compagna, che la fissava con le labbra schiuse.
​«Scelgo te, Franco», disse Elena, pronunciando il mio nome con un sibilo lascivo. «Stasera sei mio».
​Il via libera ufficiale di Elena su di me fece crollare l'ultima diga. Le regole del gioco erano state sancite: lei aveva fatto la prima mossa ufficiale scegliendo me, e un secondo dopo le altre quattro coppie si trovarono sciolte da ogni vincolo, libere di avventarsi su chiunque volessero, purché non fosse il proprio marito o la propria moglie. Ma l'eccitazione e l'alcol avevano ormai distorto i confini tradizionali. Guardandosi negli occhi, le cinque donne trovarono un accordo silenzioso e perverso: approfittando del caos totale e della totale sottomissione dei freni inibitori, ognuna di loro avrebbe provato, a turno, il sesso selvaggio con tutti e quattro gli uomini della stanza... con l'unica e tassativa regola che l'unico uomo escluso da quel possesso collettivo fosse il rispettivo marito. Un tradimento incrociato, totale, consumato davanti agli occhi eccitati dei propri partner. I corpi, ormai quasi del tutto spogliati e lucidi di sudore, si mossero all'istante sul perimetro dei divani e del tappeto, guidati solo dall'istinto più porco.
​Senza dare il tempo di rispondere, Elena si calò sulle ginocchia tra le mie cosce. Le sue mani dalle unghie curate afferrarono il bordo dei miei boxer e, con un movimento deciso, li tirò giù insieme ai pantaloni, liberando completamente la mia virilità. Il mio membro scattò in avanti, durissimo, rigido, venato e pulsante, puntando dritto verso il suo viso d'angelo. Elena aprì le labbra carnose e, senza alcuna timidezza, avvolse la cappella bollente con la bocca umida, facendomi emettere un grugnito profondo che ruppe il silenzio del salone.
​Mentre Elena, in gioco tra le mie gambe, continuava a divorarmi il cazzo con la sua bocca bollente e umida, bagnando il fusto rigido con una bava densa che le colava dagli angoli delle labbra, io tesi la testa all'indietro sul divano, godendo di quella morsa intensa. Davanti ai miei occhi, il salone si trasformò in un harem vizioso in continua rotazione.
​Marco, il padrone di casa, non perse tempo: con la sua virilità completamente nuda e tesa, afferrò per i fianchi la mia compagna. Lei emise un gemito profondo, voltandosi e offrendogli il culo tondo stretto nel perizoma. Marco la spinse a pancia in giù sul tavolo basso di cristallo, proprio accanto alla bottiglia vuota, le strappò l'intimo con un colpo secco e iniziò a leccarle con foga le natiche, l'interno coscia e la figa, tenendola aperta con le mani e bagnandola tutta.
​«Mhmmm che figona che hai, ne hai presi di calibri grossi».
​«Siii mi piace il cazzo bello largo che mi riempie. Scopami che aspetti, ho voglia di cazzo».
​Poco distante, sul grande divano a ferro di cavallo, Roberto si avventò su Giulia, la fidanzata di Alessandro. La ragazza, ormai completamente senza freni e a seno nudo, si lasciò buttare all'indietro, spalancando le gambe per accogliere le mani esperte di Roberto che le infilava le dita nel perizoma, bagnandosi del suo umore. Nel frattempo Alessandro, vedendo la sua Giulia presa da un altro, si girò verso Chiara — la bellissima moglie di Roberto — e la tirò a sé per i capelli, unendo le labbra alle sue in un bacio bagnato di lingua, mentre le stringeva con forza il seno prosperoso.
​Fu l'inizio della giostra dei corpi e della sfrontatezza più assoluta. Le donne, eccitate dall'idea di passare di mano in mano escludendo solo il proprio compagno, iniziarono a scambiarsi gli uomini con bramosia, spingendo la depravazione oltre ogni limite prestabilito.
​Al centro del grande tappeto pregiato, Silvia si trovò a terra, completamente sopraffatta dall'assalto combinato di tre uomini, escludendo rigorosamente il marito Marco, che guardava la scena a pochi passi, con i muscoli tesi per l'eccitazione. Alessandro si era posizionato davanti al suo viso, offrendole la propria virilità turgida; Silvia aprì la bocca con avidità, accogliendo il fusto nella gola in un pompino profondo e ritmico, gli occhi lucidi per lo sforzo mentre le sue mani cercavano appiglio sul tessuto del tappeto. Contemporaneamente, Roberto e Davide si coordinarono per una doppia penetrazione totale: Roberto si mise in ginocchio tra le sue cosce spalancate, puntando dritto alla figa già fradicia, mentre Davide si posizionò subito dietro, lubrificando l'anello anale con la propria saliva prima di spingere con decisione. Il doppio affondo fu simultaneo, un possesso violento e coordinato che tese al massimo le carni di Silvia, strappandole un gemito soffocato che si espanse contro il pube di Alessandro. I tre uomini iniziarono a muoversi con un ritmo alternato e spietato, mentre la padrona di casa subiva quel triplo assalto, divisa tra la morsa della gola e la pressione viscerale nei due canali inferiori.
​«Sì, cazzo, sfondatemi tutta! Prendetevi questa troia!», urlava Silvia con la voce soffocata dal cazzo di Alessandro. «Roberto, stringimi il culo! Davide, spingi più a fondo in quella figa, sfasciatemi!».
​«Ti svuoto le palle dentro, cagna! Guarda come si dilata questo buco del culo!», le ringhiava Davide, colpendola da dietro con spinte secche e animalesche che facevano sbatacchiare le natiche di lei contro il suo pube con un rumore viscido e violento.
​Poco distante, sul grande divano a ferro di cavallo, Elena e la mia compagna decisero di esplorare fino in fondo la complicità femminile nata durante la serata, concentrandosi sui corpi degli uomini disponibili, ma tenendo sempre a distanza i rispettivi mariti. Roberto si era momentaneamente staccato per riprendere fiato, lasciando la sua virilità lucida e pulsante esposta sul bordo del cuscino. Elena si chinò su di lui, ma nello stesso istante la mia compagna si tese verso la figa gonfia e umida di Chiara, la moglie di Roberto, che giaceva esausta sul divano. In un groviglio perverso di bocche e lingue, la mia compagna iniziò a leccare con foga la carne rosa di Chiara, affondando la lingua tra le labbra bagnate e risucchiandone il clitoride, mentre Elena, a pochi centimetri di distanza, alternava colpi di lingua bagnati sul fusto di Roberto a baci lascivi sull'intimità della stessa Chiara. Con la faccia bagnata dagli umori di Chiara, la mia compagna si staccò un secondo per urlare tra i respiri: «Guarda che figa fradicia, Roberto! Tuo marito guarda mentre ti ripuliamo tutta! Sborrateci addosso, vogliamo affogare nel vostro sperma!».
​Il salone risuonava dello schiocco umido delle labbra che ripulivano i corpi, in un incrocio di sapori e fluidi che ignorava ormai qualunque legame matrimoniale. Giulia, nel frattempo, continuava il suo giro di pompini micidiali con gli altri membri del gruppo, escludendo Alessandro. Inginocchiata davanti a Davide, che si era appena sfilato dalla doppia penetrazione con Silvia, afferrò la sua carne venata con entrambe le mani, bagnandosi le dita di pre-sperma prima di avvolgerla completamente con le labbra carnose. Il movimento della sua testa era rapido, vizioso, studiato per portare l'uomo subito al limite del non ritorno, mentre con gli occhi scuri cercava lo sguardo di Alessandro, suo fidanzato, costretto ad assistere a quella dimostrazione di pura sottomissione lussuriosa nei confronti di un amico.
​La giostra continuò senza sosta. Giulia si staccò da Davide e andò a cavalcioni su Marco; Chiara lasciò Alessandro per concedersi alla mia virilità, mentre la mia compagna, una volta lasciata libera dal tavolo da Marco, si diresse decisa verso Davide, cercandone il cazzo con la bocca per l'ennesimo pompino profondo. Silvia, ripulita dall'assalto precedente, si fece prendere prima da Alessandro e poi da Roberto, rotolando sul tappeto in un groviglio di baci e palpeggiamenti pesantissimi che facevano impazzire di gelosia ed eccitazione i rispettivi mariti, costretti a guardare le proprie donne godere tra le braccia degli altri tre amici.
​L'eccitazione raggiunse il punto di no ritorno. Alessandro, sentendo la gola di Silvia stringersi convulsamente in un orgasmo orale, cacciò un grugnito rauco: «Sto venendo, puttana! Ingoiati tutto!». Con un ultimo affondo violento, sborrò prepotentemente una raffica di schizzi densi e caldi direttamente sul fondo della gola di Silvia, che continuò a succhiare voracemente, inghiottendo il siero bianco mentre le lacrimavano gli occhi.
​Quasi nello stesso istante, Roberto e Davide arrivarono al limite su di lei. I loro colpi si fecero rapidi, corti e feroci. Silvia venne per la terza volta, scossa da spasmi che le fecero contrarre le pareti della figa e dell'ano come una morsa micidiale sui loro membri.
​«Dio, vengo! Ti sborro dentro il culo!», urlò Roberto, e con un grugnito animalesco scaricò un getto bollente e interminabile di sperma profondo nell'ano di Silvia. Contemporaneamente, Davide raggiunse l'apice e sborrò una quantità enorme di siero dentro la sua figa fradicia, riempiendola fino all'orlo. Quando i due uomini si sfilarono, un fiume di sperma misto, denso, bianco e striato di umori naturali, iniziò a colare a fontana dai due buchi aperti di Silvia, inzuppando il tappeto sottostante.
​Dall'altra parte della stanza, Elena si era girata a pecorina davanti a me sul tappeto, implorando l'assalto definitivo dopo aver consumato il suo giro con gli altri uomini.
​«Franco, guardami la faccia! Sono piena della sborrata di Davide, adesso riempimi il culo anche tu! Sborrami dentro finché non ti fanno male le palle!», urlava Elena, con la bava e lo sperma degli altri che ancora le pendevano dal mento.
​La mia virilità, lubrificata dai succhi accumulati di tutte le donne, scivolò dentro il suo ano con una facilità viscida e totale. La pompai da dietro senza pietà, afferrando le sue natiche sode e rotonde e tirandole indietro, lasciando che la mia pancia battesse contro la sua pelle con un rumore viscido, forte e bagnato.
​«Sì, sfasciami quel buco, Franco! Fammi godere come una cagna! Ti voglio tutto dentro, infilamelo nel culo... scopami l'ano, sfondami!», biascicò Elena, voltando indietro la testa con gli occhi persi in una depravazione assoluta.
​Posizionai la mia cappella contro la stretta del suo retro e, con spinte secche e brutali, continuai a travolgerla. Il suo buco del culo, stretto e rosa, si tese al massimo. Sentivo il mio membro arrivarle in fondo e rovistarle le budella a ogni affondo, facendola vibrare, mentre lei riprendeva a divorare a vuoto l'aria, urlando frasi oscene in un vortice di lussuria pura. Nel frattempo, sul tavolo di cristallo, Marco stava letteralmente demolendo la mia compagna — che nel frattempo era già passata sotto i colpi di Roberto, Alessandro e Davide, provando con foga ognuno dei quattro uomini tranne me. La teneva bloccata per i capelli neri da dietro, infliggendole colpi durissimi. La penetrazione era spietata: si sentiva il rumore sordo della carne che batteva contro il cristallo a ogni spinta.
​«Prenditi tutto questo cazzo, cagna! Guarda tuo marito mentre ti sfondo!», le ringhiava Marco.
​La mia compagna urlava con la faccia schiacciata sul tavolo, gli occhi sbarrati dal piacere: «Sììì, mi distrugge... mi viene da godere, siiii!». Un attimo dopo, il suo corpo fu scosso da spasmi violentissimi; raggiunse un orgasmo travolgente, spruzzando a fontana i suoi fluidi caldi direttamente sulla superficie del tavolo.
​Dall'altra parte della stanza, sul divano, Roberto stava scopando Chiara a gambe levate, affondando tutto il cazzo nella sua figa fradicia, mentre Alessandro si era posizionato dietro la schiena di lei, infilandole le dita bagnate di bava nel culo. Chiara, che aveva consumato la sua vendetta lussuriosa con tutti gli altri quattro mariti del gruppo, agitava il bacino senza sosta, urlando: «Sììì... riempitemi... sborratemi addosso, voglio lo sperma di tutti!».
​Il salone era ormai un mattatoio di pura depravazione, saturo dell'odore acre e muschiato dei nostri umori, dove ogni donna aveva preteso e ottenuto il corpo di tutti i quattro uomini estranei al proprio matrimonio. Spinsi il ritmo dell'inculata al massimo, afferrando Elena per i fianchi e colpendola da dietro con spinte rapide e profonde.
​«Franco... continua... sto venendo... mi sfasci il culo... sto sborrando, siiii!!!», urlò Elena fuori di sé.
​Le sue pareti anali iniziarono a contrarsi convulsamente intorno alla mia virilità in un orgasmo violentissimo e interminabile. Davide non resistette più: con un grugnito animalesco, sborrò prepotentemente a vuoto, inondando la bocca, la lingua e gli occhi di Elena con schizzi densi e ripetuti di sperma caldissimo, che le colavano sul viso. La vista di Elena completamente sborrata in faccia, esausta per aver preso tutti i quattro uomini della stanza esclusa la sua legittima metà, e la stretta intensa del suo culo mi portarono oltre il limite del non ritorno.
​«Elena, vengo anch'io!!! Ti riempio il culo!!!», ruggii con i muscoli tesi.
​La tirai forte a me e, con le ultime spinte viscerali fino alla radice, raggiunsi l'orgasmo più violento della mia vita. Ondate interminabili, fitte e bollenti di sperma si riversarono interamente dentro il suo ano, riempiendola profondamente a ogni pulsazione della mia carne. Nello stesso istante, Marco cacciò un urlo selvaggio e sborrò prepotentemente dentro la mia compagna sul tavolo, riempiendole la figa, mentre Roberto e Alessandro venivano quasi contemporaneamente su Chiara, coprendole il seno, la pancia e la faccia di schizzi bianchi e densi.
​Restammo tutti immobili per qualche minuto, ansimanti, sparpagliati sul tappeto e sui divani in un groviglio esausto di corpi nudi, bagnati e sporchi di sperma. Elena si staccò lentamente da me; un filo denso del mio sperma misto ai suoi umori colò delicatamente dal suo buco del culo, scivolando tra le cosce. Si girò sul fianco, mi guardò con la faccia ancora sporca della sborrata di Davide, mi passò l'indice nel culo per raccogliere il siero che colava e se lo portò alle labbra, leccandolo con un risucchio lento e sensuale.
​«Mmm... eccezionale... sa di noi porchi», sussurrò con un sorriso vizioso. Subito dopo, si chinò sul mio membro rimasto lucido e viscido e, abbassandosi del tutto, iniziò a pulirmelo completamente con la lingua e con la bocca, raccogliendo ogni traccia residua con baci bagnati, sigillando definitivamente quella notte di sesso totale che nessuno di noi avrebbe mai più dimenticato.
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